Walter Policastro - Sicurezza Investigazione e Intelligence

Un po’ di me

Sono un professionista che da oltre 40 anni lavora nel mondo della sicurezza, intesa come security, dell’investigazione e dell’intelligence, con formazione accademica e operativa.
Mi occupo di problemi pratici, quotidiani e mi rivolgo alle aziende ed ai privati come consulente e security manager.
Grazie alla mia attrazione per il mare e vivendo in una città di mare, mi sono specializzato nella sicurezza portuale (maritime security) dove ricopro la qualifica di istruttore certificato, formatore e talora vengo nominato agente di sicurezza dell’impianto portuale (P.F.S.O.).

Trieste

Vivo e lavoro a Trieste la cui posizione al vertice del Mare Adriatico le garantisce il ruolo di nodo portuale di scambio tra un’ampia area sviluppata dell’Europa centrale ed i mercati dell’Europa orientale. Il vantaggio geografico di Trieste quale crocevia dell’interscambio marittimo internazionale, specie con il Far East, è evidente sia rispetto ai porti nordeuropei, sia rispetto ai porti del nord Tirreno; sono sempre stato affascinato dal mare, dalle navi, dal porto e miscelare sicurezza e mare è stato facile: dopo l’attacco all’Achille Lauro del 1985 la mia strada è stata segnata.

Porto di Trieste

Il porto di Trieste vanta una lunga storia molto antica strettamente legata a quella della città e delle vicende politiche ed economiche che hanno caratterizzato lo sviluppo del suo vasto entroterra.
L’allargamento ai nuovi Stati membri dell’Unione Europea situati nell’est Europa ha riproposto al porto di Trieste il problema storico del suo hinterland che lo pone, con il potenziamento della rete ferroviaria, ad essere il principale punto di snodo tra i grandi corridoi terrestri e marittimi europei.

Nel 2018 si sono celebrati i 300 anni da quando l’imperatore d’Austria Carlo VI ha istituito il Porto Franco di Trieste.
Oggi che si discute se il XXI secolo sarà “il secolo cinese” in particolare si apre una possibilità unica per la città, forse irripetibile, che la proietta nuovamente a quel vertice europeo, forse globale, che le è riconosciuto da oltre 300 anni.
Oggi Trieste che negli ultimi anni ha destato gli interessi tedeschi, ungheresi ed austriaci, ha la possibilità di ritornare ad essere considerata, dopo 300 anni, il “porto dell’impero”.

“Chi domina il mare domina il commercio del mondo, e a chi domina il commercio del mondo appartengono tutti i tesori del mondo stesso”

Sir Walter Raleigh

Questa mia passione per il mare deriva dalla considerazione che Il dominio del mare è l’espressione massima della potenza. Uno spazio per definizione incontrollabile, in quanto esteso per oltre due terzi della superficie terrestre, senza confini fisici che è tuttavia da sempre oggetto di infinite dispute intorno alla sovranità di questa o quella sua area.
I porti possono costituire le principali vie di accesso per l’Europa continentale e la posizione geografica conferisce loro una funzione di primaria importanza, nell’area mediterranea. Il mondo logistico ricopre un ruolo strategico per la nostra economia ed il collegamento, tra porti e territorio, risulta essere di fondamentale importanza. La posizione strategica dell’Italia nel Mediterraneo ha da sempre favorito il trasporto e gli scambi commerciali marittimi.
Le città che si affacciano sul mare e che hanno la fortuna di avere un impianto portuale, trovano in esso il cuore della loro attività e la ricchezza che l’attività stessa sviluppa a vantaggio di tutta la comunità locale.

Negli ultimi mesi il porto e tutta la città hanno assistito ad un crescendo di entusiasmanti interessi ed investimenti che hanno portato a catalizzare su Trieste l’attenzione dei media internazionali.

Il terrorismo rappresenta una delle principali minacce per la democrazia e per la libertà.

Il rischio di attentati terroristici, pur ridotto dopo l’11 settembre, contro i trasporti resta ancora elevato.
Proteggere il mare è come proteggere noi stessi, il nostro mondo, i nostri valori, la nostra democrazia, la nostra libertà.
Quindi mare come fonte di vita, mare come fonte di sviluppo, di benessere: quindi mare come bene da proteggere.
Proteggere il mare, è come proteggere il nostro Paese, la nostra Europa, il nostro mondo, il nostro futuro, la nostra umanità.
Garantire la security dei trasporti, in particolare di quelli via mare, per l’economia del Paese vuol dire assicurare i livelli di vita raggiunti.
Nel 2001 dopo la tragedia delle Torri le strutture di intelligence sembravano non avere dubbi: le navi sono uno dei più probabili obiettivi del terrorismo perché ritenute difficili da difendere e perché un attacco potrebbe generare molte più vittime di quelle dell’11 settembre e mettere in ginocchio l’economia globale. Nella ricerca di sempre nuove e più mediatiche forme di offesa, non è da escludere che il terrorismo internazionale in un prossimo futuro

possa impiegare i container trasportati via mare trasformandoli in armi di distruzione di massa.
Si pensi cosa potrebbe generare l’esplosione di una serie di bombe collocate in container a bordo di una nave ormeggiata in uno dei principali porti mondiali o l’esplosione di un container arrivato via mare mentre viene trasportato nel mezzo di una nostra metropoli.
In un’ottica globale che prenda in considerazione la vulnerabilità del trasporto marittimo che da solo è il cuore pulsante del commercio mondiale a fronte di possibili azioni terroristiche, l’attenzione si deve concentrare sicuramente sulla security dei container, i quali rappresentano il punto debole e più esposto ai rischi.
La prospettiva che i terroristi possano dirottare una grossa nave e farla esplodere in un porto rappresenta un pericolo concreto ed attuale ed è tutt’altro che remota.

Ecco, questo è il mio mondo, la mia quotidianità; qui le ore, i giorni, i mesi e gli anni volano e non hai il tempo per fermarti a guardare indietro perché ogni giorno nuove e più sofisticate minacce gravano sulla nostra società ed in particolare perché il mondo della security non è un mondo statico, ma deve essere costantemente implementato, modificato ed aggiornato tenendo ben presente che l’operatività del terminal ha la preminenza su tutto.

Security - Walter Policastro

La security viene in secondo posto, non deve intralciare, non si deve notare; tutte le norme devono sottostare agli interessi commerciali, ma devono essere applicate.
Negli studi accademici affrontati sono stato affascinato dalla sociologia e dalla criminologia, scienze sociali che oggi sono più attuali che mai.
Come sociologo e criminologo offro consulenze sulle problematiche che affrontiamo ogni giorno e rispondo ad una continua domanda di sicurezza.
Il terzo millennio è caratterizzato da una continua e crescente domanda di security. La nostra società sta vivendo una grande incertezza e forte vulnerabilità dove i valori fondativi della cultura occidentale vengono messi in discussione ogni giorno e dove il problema della sicurezza occupa certamente il primo posto nelle nostre preoccupazioni; i tragici avvenimenti internazionali di questi ultimi anni hanno dimostrato che stiamo vivendo un momento dove tutti, sia nel pubblico che nel privato, non possono considerarsi al sicuro.

Ho sposato i principi dei valori democratici e libertari sui quali si fonda il nostro vivere civile. In un mondo ormai basato sull’incertezza, intendo offrire servizi di sicurezza che permettono di mitigare il senso di insicurezza che ci pervade abbassando il livello di rischio nella nostra vita.

Voglio premettere che con il termine “security” intendo uno dei pilastri fondamentali su cui si basa il benessere e la qualità della nostra vita. Ma la sicurezza è un valore che non va lasciato solo, non va abbandonato: il compito di noi tutti è perseguire una adeguata politica di sviluppo sociale che ci permetta di allontanare quel terribile sentimento di insicurezza che sta cercando di insinuarsi nel nostro vivere.
Sono assertore, grazie all’esperienza maturata da oltre quarant’anni nel campo delle investigazioni, della security e dell’intelligence che oggi nella nostra società multiculturale, democratica e civile, la presenza delle armi a salvaguardia del cittadino contro fenomeni di emarginazione e disagio sociale (microcriminalità urbana) è assolutamente fuori luogo e superata. Sono altresì convinto che tutti noi dobbiamo tendere al miglioramento della qualità della vita, ad un maggior benessere della nostra esistenza; sicuramente questi obiettivi sono difficilmente perseguibili con la dissuasione delle armi, ma possono essere raggiunti con adeguati interventi di integrazione, di assistenza e di aiuto verso coloro che per situazioni quasi sempre non dipendenti dalla loro volontà, ma dovute principalmente a stati di necessità, a culture e tradizioni diverse dalle nostre, si trovano in momenti di estremo disagio che possono portare a comportamenti socialmente inaccettabili.

Ma come è possibile pensare che, al giorno d’oggi, in un mondo in continua evoluzione, dove la globalizzazione crea la convivenza tra persone provenienti da culture diverse, un semplice fenomeno di devianza dovuto quasi sempre a momenti di emergenza o a problemi di integrazione debba essere affrontato con un’arma in mano in pieno centro cittadino?

Situazione che non solo mette a repentaglio l’incolumità delle persone coinvolte, ma anche quello di ignari cittadini che tutto vorrebbero tranne quello di veder trasformata la loro città, la loro vita, in una battaglia continua contro l’inquilino della porta accanto.

Mamme e bambini, giovani ed anziani hanno diritto a convivere nel nostro villaggio globale in un contesto sociale scevro da pericoli dove le persone si confrontano in un contesto di pace e solidarietà; non è possibile oggi continuare a pensare che un extracomunitario, del cui lavoro la nostra società ha estremo bisogno, o un tossicodipendente, debba essere affrontato con le armi in pugno.

Ecco, la mia “mission” è esattamente diversa e grazie ad una preparazione accademica fondata su approfonditi studi delle scienze sociali ed in particolare su conoscenze eminentemente metodologiche, psicologiche, antropologiche, sociologiche, epistemologiche, ho ideato un nuovo modo di fare sicurezza: la cosiddetta sicurezza disarmata, ovvero “la security col sorriso” dove ad una pistola si preferisce sostituire personale giovane e adeguatamente formato e preparato che sappia con la sua presenza non solo prevenire atti devianti di microcriminalità comprovanti un elevato stato di disagio sociale, ma sappia anche portare tranquillità e sicurezza nelle persone che amano la convivenza civile in un mondo libero e democratico aiutando tutti ad alzare il livello di benessere della propria vita.